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Domenica, 31 Maggio 2026 02:24

L'immagine sembra viva, quegli occhi della Madonna... VIDEO A Gaeta il capolavoro di RAVO che emoziona tutti! Il murale del "Cristo sulla via del Calvario" di Scipione Pulzone sul Lungomare di Serapo


Gaeta 8 aprile 2017. Un’opera di Scipione Pulzone, è stata riprodotta sulla parete del palazzetto dello sport in via Marina di Serapo, un murale realizzato in questi giorni dall'artista varesino Andrea Ravo Mattoni invitato da Davide Rossillo - Project Manager di Memorie Urbane. 

"Spray sul muro" e sei giorni di intenso di lavoro, per il bellissimo murale che sta emozionando tutti e che raffigura il "Cristo sulla via del Calvario" di Scipione Pulzone (1540 ca. Gaeta - 1598 Roma), un dipinto del 1581 inviato dal pittore in sicilia per il vicerè Marco Antonio Colonna, esposto a Gaeta nel 2013, nella prima mostra interamente dedicata alla produzione artistica del maestro gaetano, ospitata nel Museo Diocesano.(foto a destra) 

"Quest' opera fa parte del mio progetto "Recupero del classicismo nel Contemporaneo" - spiega RAVO - è riportare la tradizione pittorica della della "Copia d'Arte", proponendola in una maniera nuova, con una nuova tecnica, e soprattutto lavorando su dimensioni estremamente grandi, portando questo tipo di arte classica , a contatto con un pubblico più vasto, portandolo sulla strada...creando questo ponte tra contemporaneo e passato".   

Abbiamo incontrato RAVO per farci raccontare tutto sul suo "Cristo sulla via del Calvario" realizzato a Gaeta. Immagini esclusive, spettacolo emozionante... CLICCA SULL'IMMAGINE SOTTO E GUARDA IL VIDEO

SCIPIONE PULZONE - Nato tra il 1540 e il 1542, Scipione Pulzone è probabilmente avviato alla pittura dal padre; la sua prima formazione letteraria e artistica avviene a Gaeta, sua città natale, risentendo anche degli orientamenti della cultura artistica napoletana. Intorno al 1562 è a Roma e nel 1567 è registrato presso l’Accademia di San Luca.

Nel 1572 è chiamato a Napoli per la prima volta, su invito di don Juan de Austria, figlio naturale del re Filippo II d’Asburgo e comandante in capo della flotta cristiana a Lepanto; l’anno successivo, di nuovo a Roma, è accolto nella cerchia dei Colonna, introdottovi da Marcantonio II, già suo committente, al ritorno dalla vittoria riportata sui turchi a Lepanto.

Dipinge ritratti e quadri di soggetto sacro per le più influenti famiglie dell’Urbe e negli anni Ottanta inizia la serie delle commissioni pubbliche. Nel 1584 è a Firenze, attivo come ritrattista presso la famiglia granducale, e in seguito ancora a Napoli; nel 1587 per San 
Domenico a Gaeta dipinge l’Annunciazione, attualmente conservata a Capodimonte.

Le opere della maturità artistica di Pulzone sono rappresentate da una serie di dipinti di soggetto religioso (Assunzione di San Silvestro al Quirinale, Sacra Famiglia Borghese, Madonna della Divina Provvidenza, Crocifissione della Vallicella e, ultima pala firmata, l’Assunta di Santa Caterina dei Funari), e da quadri che ne testimoniano l’inesausta, perfezionata, vena ritrattistica. Muore a Roma nel 1598.

Il suo primo biografo, Raffaello Borghini, nel 1584 ne scrisse un profilo che registra con enfasi il consenso entusiasta dell’ambiente granducale di Firenze per le capacità figurative fuori del comune espresse da Pulzone specialmente come ritrattista: 
« È Scipione da Gaeta molto eccellente nel fare i ritratti di naturale, e talmente sono da lui condotti che paion vivi.

Laonde gli è bisognato ritrarre tutti i Signori principali di Roma, e tutte le belle donne, che lunga cosa sarebbe a raccontare tutti i suoi ritratti; ma basti dire particolarmente, che egli ha ritratto Papa Gregorio XIII, il Cardinal Farnese, il Cardinal Granvela, il cardinale Ferdinando Medici e il Sig. Don Giovanni d’Austria […].

Et in somma nel far ritratti è tenuto Scipione da tutti meraviglioso». Borghini estende l’elogio anche alle opere di carattere religioso, «[…] ancora non meno vale nel fare historie et altre pitture», fra le quali si sofferma in particolare sulla Vergine «gloriosa fra Angeli» della chiesa dei Cappuccini di Roma, della quale non trascura il «ritratto di natura» del giovine figlio del Marchese di Riano, il Cristo sulla via del Calvario di Marcantonio Colonna e «molte altre fra mano, che si aspettano come cose bellissime». 

 
   

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