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Domenica, 3 Maggio 2026 23:12

GAETA Rinvenuta mina antinave nella darsena Porto Salvo


Rinvenuto questa mattina a Gaeta un ordigno bellico nello specchio d'acqua antistante Villa delle Sirene sul Lungomare Caboto.

Lo ha scoperto il sommozzatore Salvatore Gonzalez mentre effettuava una immersione di controllo sul fondo marino all'imboccatura della darsena Porto Salvo del porto di Gaeta, ad una profondità di tre metri. Si tratta di un presunto ordigno bellico inesploso, in particolare di una mina antinave, presumibilmente modello P200, della Regia Marina in uso nella Seconda Guerra mondiale, che contiene dai 150 ai 200 chili di esplosivo.

La mina navale è un ordigno esplosivo, contenuto in un involucro a tenuta stagna generalmente metallico, usato per creare sbarramenti alle navi nemiche, lungo le rotte commerciali, gli ingressi dei porti, come nel caso di Gaeta, o in particolari zone di mare d'importanza strategica.

La mina navale, al pari della sua omologa terrestre, è un'arma che, se opportunamente impiegata, ha un rapporto costo/efficacia
senza uguali nel campo degli armamenti. Infatti, essa può mantenere la sua capacità distruttiva per anni o decenni, senza manutenzione, ed esplode quando una nave ne sollecita i sensori di detonazione. 

La capitaneria di Porto, avvertita tempestivamente dallo stesso Gonzalez, ha subito emesso una ordinanza informando del rinvenimento la prefettura di Latina e tutti gli altri enti interessati, fra cui il Comune di Gaeta. La stessa Capitaneria ha interdetto lo specchio acqueo antistante la banchina in questione mentre l'Autorità portuale è incaricata di adottare tutti i necessari accorgimenti per l'interdizione della zona portuale limitrofa al luogo del ritrovamento.

Lunedì pomeriggio inizieranno le operazioni di rimozione e distruzione dell'ordigno che richiederà una probabile evacuazione di residenti in prossimità della zona interdetta per tutelarne l'incolumità.

 

 

 

 

 

 

 

  Durante la II G.M. i Francesi prima e poi gli Inglesi dissero che gli Italiani avevano un nuovo ordigno per la guerra antinave, quando alcune navi affondarono a causa di un urto contro mine alla deriva che probabilmente si erano staccate dal carrello a causa di forti mareggiate, pensarono che l'esercito Italico avesse a disposizione una mina viaggiante capace di colpire le navi a grande distanza. In realtà le mine alla deriva erano realmente armi efficaci ed insidiose ma anche pericolose per gli stessi Italiani che non le usarono mai volontariamente anzi, furono presto prodotte mine che dopo un certo periodo affondavano o si auto-distruggevano.

La lunghezza del cavo che tratteneva la mina, variava dai 200 ai 1.000 mt., la maggior parte delle mine Italiane aveva lunghezza del cavo di soli 200 mt., mentre la loro capacità operativa, cioè la profondità a cui potevano essere affondate le mine senza problemi di entrata d'acqua era per la P125 di solo 12 mt., per la P145 (Elia) 60 mt., ma la P200 arrivava anche a 100 mt. con un peso totale mina/carrello di 1.150 Kg.

Carrello di una mina Tedesca e il grosso rocchetto
Ma perché immergere le mine a tale profondità? Certamente non per sbarrare il passo ad una nave. Per interrompere l'offensiva dei sommergibili che divennero dopo il 1943 la forza principale e detentrice della supremazia marittima Tedesca. Inglesi e Francesi sistemarono molte mine a grande profondità a protezione dei porti e dei passaggi obbligati dei loro convogli contro l'attacco dei sommergibili dell'asse.

Mina
Oggi l'uso delle mine è stato soppiantato dal satellite, capace di monitorare in ogni momento lo spostamento di ogni nave sulla superficie del mare, e dal missile. Un solo missile può raggiungere il bersaglio in pochi minuti con la precisione di 6 mt. alla distanza di 4.000 Km., ciò risparmia la posa e la bonifica di ampi tratti di mare e poi posare delle mine sotto l'occhio vigile di un satellite sarebbe cosa inutile. Ecco allora che le mine si sono trasformate in rivelatori acustici e magnetici, dalle dimensioni inferiori a quelle di una bombola per gpl, capaci di rilevare la presenza di navi e sommergibili e inviare un segnale di avvistamento ad un centro di ricezione posto a terra attraverso il solito satellite o a navi e aerei adibiti a controllo di superficie.

Mina su un alto fondale
Le mine navali sembra quindi abbiano oramai assolto al loro compito, nell'epoca del missile intercontinentale a testata multipla, capace di colpire più bersagli con un solo lancio, questa arma è pronta per prendere il suo posto nei musei navali di tutto il mondo. Non è raro imbattersi in una di esse, spesso perché trascinate dalle reti a strascico in acque più basse, dato che di solito sono confinate nei fondali profondi dove la pressione e il tempo ha avuto la meglio sulla resistenza del metallo, mentre i fondali più bassi furono bonificati dopo la guerra.

Comunque chiunque dovesse imbattersi in una di esse, dovrà farne comunicazione alla Capitaneria di Porto di competenza che provvederà al disinnesco in breve tempo. Per il resto l'osservazione cauta non comporta pericoli.

   

 

 

 

 

 

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